Happy Bday a me

Tengo il conto degli anni solo per ricordarmi della strada fatta fin qui, di quanto sono diversa, me stessa, senza pentirmi di essere vera.

Tra un pianto e una risata ho fatto già 25 anni. Non mi reputo ancora soddisfatta e non ho ancora trovato ciò che stavo cercando… Spesso non mi sento all’altezza di me stessa, ma se chiudo gli occhi per un momento non posso che essere fiera delle mie battaglie e grata a chi in me ci crede e mi sta sempre vicino. Nonostante tutto.

Sarà che sono troppo convinta che la vita sia bella anche quando è faticosa, dolorosa, complicata.

Sarà che vivere la vita come voglio è il più bel regalo che potessi ricevere – dai miei genitori, da chi mi sostiene ogni giorno – e conquistare passo dopo passo.

Quindi, ancora se è ormai passata la mezzanotte, tanti tanti auguri a questa esuberante, caparbia, orgogliosa, emotiva, sognatrice, impulsiva, ma dolce Bambina…

🎂🎉✨

Hey There Delilah! Eccoci…

Hey There, eccoci qui. Primo articolo, primo binario di questo treno. Prima volta che “Alza la voce” diventa ufficialmente il mio motto. Prima volta che mi metto in gioco in qualcosa del genere, anzi… per quanto riguarda un blog è più o meno la seconda volta, ma ne parleremo più in là.

Perché adesso voglio chiedervi: voi ve la ricordate la vostra prima volta? No, non parlo di quello… Parlo della prima volta in cui avete creduto così tanto in qualcosa da lanciarvi senza paracadute, senza guardarvi indietro, fissando solo l’obiettivo davanti a voi. Parlo di quella volta che avete provato un brivido, con la vocina interiore che combatteva tra “fallo” e “non farlo”, con il cuore gonfio e le mani sudate. Con l’eccitazione di un bambino davanti alla sua prima decisione autonoma.

Per me la prima volta è stata in prima elementare, giustappunto, quando la maestra mi diede una matita e mi chiese di disegnare me stessa nella prima pagina del quaderno di italiano. Lo disse a tutti i bambini ma ricordo ancora come mi sembrasse assurdo dover racchiudere la mia immagine in un foglio così piccolo, con solo una matita poi! Come avrei fatto a dare forma a tutto quello che ero? Avrei dovuto aprire quel quaderno tutti i giorni, per tutto l’anno. Doveva essere una cosa fatta bene (sì, già da qui avrei dovuto intuire che sarei diventata una super puntigliosa e super rompi, ma d’altro canto sono nata sotto il segno della Vergine che di certo non aiuta).

Iniziai dai capelli, ricci, facili da rappresentare. Apparentemente. Quei capelli ricci che tanto odiavo di me, perché così diversi da quelli di tutte le altre bambine. Così decisi di tirare delle righe dritte, belle lunghe, folte ma a spaghetto. Il resto fu facile: viso minuto, corpo gracile, un sorriso sulle labbra, una gonnellina e una maglia. Dissi alla maestra che avevo finito. Passò dal mio banco e fissò per qualche attimo il mio disegno, un po’ perplessa. Aveva detto “brava/bravo” a tutti i bambini che avevano terminato, ma il mio disegno non la convinse.

Chi è questa bambina? mi domandò.

Sono io, però con i capelli lisci.

E perché ti sei disegnata con i capelli lisci se ce li hai ricci?

Perché, maestra, tu hai detto di disegnare me stessa. Così è come vorrei essere, io mi vedo così.

La maestra mi sorrise e mi disse che avevo fatto bene e lo prese da esempio per tutta la classe, perché avevo fatto di un compito la mia versione. Alla fine delle lezioni parlò anche con mia madre dicendo quanto avesse apprezzato, perché io avevo disegnato come volevo essere e non com’ero, rendendo a suo dire giustizia ai desideri e al senso del rappresentare se stessi.

Quella è stata la prima volta che ho capito che avevo una voce e che potevo usarla per dare spazio ai miei stati d’animo, ai miei pensieri, al mio sentirmi diversa ma così vicina agli altri. La prima volta in cui ho capito che dare voce a un desiderio vale più di seguire una regola. Quella è stata la prima volta che ho alzato la voce.

Ps. Col tempo ho imparato anche ad accettare ed apprezzare i miei ricci… ma senza mai rinunciare ad avere un opinione.