Il peso delle parole

Hey there, oggi parto da una premessa.

Ho sempre detto che le parole hanno un peso, che bisogna alzare la voce quando serve soprattutto per i propri diritti e per i propri sogni. Alzare la voce non contro gli altri, ma contro o per se stessi.

Contro, quando non ci sentiamo in grado, quando non pensiamo di valere abbastanza e la parte di noi più “coraggiosa” in quel momento deve lottare e prevalere su tutte le altre.

Per, quando qualcuno ci sottovaluta o ci dà già per vinti o peggio ancora quando spera di farci crollare emotivamente per farci avvicinare ad un fallimento.

Perché spesso falliamo perché non ci crediamo abbastanza: quando ascoltiamo le persone sbagliate, quando prendiamo una strada che non ci appartiene, quando ci ostiniamo a non vedere la verità che sta dentro ognuno di noi.

Io non dico che siamo nati tutti per avere fama, successo o soldi (che poi sono cose che tendiamo a sopravvalutare). Non dico nemmeno che debba essere quello l’obiettivo ma credo fermamente che ognuno di noi sappia per cosa è nato, per cosa vuole vivere e in che modo riesce ad essere felice. E se pensa di non saperlo, deve andarne alla ricerca costante – ogni singolo giorno – finché non raggiunge un grado abbastanza alto di soddisfazione e consapevolezza personale.

Vi chiederete: perché oggi questa premessa? Da cosa è scaturita?

Ebbene, questa riflessione è nata dall’ennesima prova di quanto certe parole possano far male… o meglio, di quanto potrebbero farne a chi è molto sensibile o semplicemente un po’ insicuro.

Non sto qui a raccontarvi l’episodio specifico, ma mi ha molto colpita:

Sapete quando raccontano di quei furti in strada, quando una persona finge di sentirsi male e si accascia a terra e un’altra persona che guida e passa di lì per caso si ferma per vedere cosa sta succedendo? Ecco, poi la stessa persona che fingeva di star male ruba la macchina di chi si era fermato per prestare soccorso.

Oggi mi sono sentita quasi così: come se avessi avuto bontà o forse ingenuità per poi essere derubata all’improvviso.

Mi spiego: una persona, che nemmeno conosco, ha cercato di ferirmi volontariamente e per il puro gusto di dire delle cattiverie su come canto e giudicando il mio futuro – non vi tedio, è come quella gente che commenta su Facebook senza sapere ciò che dice e solo perché evidentemente non ha niente di meglio da costruire nella propria vita.

A me piace condividere i miei traguardi, le mie piccole vittorie, pensieri o canzoni che scrivo; non penso debbano piacere a tutti certamente, ma perché andare a cercare di scalfire e ferire qualcuno che neanche conosciamo? A che pro?

Quindi mi viene da pensare che, sì, le parole hanno un peso… sempre e ovunque, in qualsiasi luogo fisico o digitale e possono danneggiare. Perché non ci facciamo attenzione? Basterebbe.

Io per fortuna “ho le spalle larghe” e ne ho sentite tante, negli anni, quindi ormai ci rido su. E ne ho sentite di peggiori, specialmente quando a ferirmi in passato sono state persone a me care e da cui non me lo sarei mai aspettata.

Tuttavia continuo a chiedermi il motivo di tanta cattiveria, in generale… di come si arrivi a fare pensieri così contorti. Magari un giorno vi posterò direttamente il commento.

Chissà cosa passa nella testa di certe persone, davvero me lo chiedo, quale frustrazione le spinga a credere che gettando fango sugli altri saranno migliori e faranno un passo in avanti.

Io continuo, volente o nolente, per la mia strada senza remore e senza spostarmi di un millimetro. Ma vi spingo a riflettere, prima di dire o scrivere qualsiasi cosa su qualcuno, perché non sapete come la prenderebbe dentro di sé o cosa sta già affrontando anche senza il vostro “aiuto”. La vita non è già abbastanza tosta così? Volete mettere il carico da 100 sugli altri o raggiungere per voi stessi il 100% della soddisfazione? Correte per voi, combattete le vostre battaglie e quelle in cui credete più di tutto, ma senza infilzare nessuno… non ce n’è bisogno.